Il quadro normativo: cosa prevede il D.Lgs. 116/2020
Il D.Lgs. 116/2020 ha modificato il Testo Unico Ambientale introducendo l'obbligo di etichettatura ambientale per tutti gli imballaggi. Lo scopo è duplice: facilitare raccolta, riutilizzo e riciclo, e dare al consumatore informazioni corrette sulla destinazione finale della confezione. L'obbligo riguarda chi produce e chi utilizza imballaggi, e copre sia il packaging primario sia quello secondario e terziario.
Le informazioni richieste cambiano in base al destinatario. Un imballaggio che resta nel circuito professionale, come un cartone di trasporto tra aziende, ha bisogno di meno indicazioni di una scatola che finisce nelle mani del consumatore finale. Capire in quale circuito si colloca la tua confezione è il primo passo per progettare un'etichetta corretta.
Le informazioni da riportare sulla confezione
Il cuore dell'etichetta è la codifica alfanumerica del materiale, definita dalla Decisione 97/129/CE. Per la carta e il cartone i codici più usati sono PAP 20 per il cartone ondulato, PAP 21 per il cartone non ondulato e PAP 22 per la carta. Per gli imballaggi compositi si usano le sigle C seguite dal materiale prevalente, ad esempio C/PAP per un composito a base carta.
Per gli imballaggi destinati al consumatore si aggiungono le indicazioni sulla raccolta: il tipo di imballaggio, la famiglia di materiale e un invito a verificare le disposizioni del proprio Comune. Se la confezione ha più componenti separabili, come una scatola in cartone con una finestra in film o un inserto in materiale diverso, ogni componente va identificato.
- Codice identificativo del materiale secondo la Decisione 97/129/CE, ad esempio PAP 21
- Tipologia di imballaggio, ad esempio scatola, astuccio, vassoio
- Indicazione della raccolta per famiglia di materiale, per il packaging destinato al consumatore
- Invito a verificare le disposizioni del Comune di riferimento
- Identificazione di ogni componente separabile manualmente
Imballaggi B2B e B2C: cosa cambia
Per gli imballaggi destinati esclusivamente al circuito professionale, l'obbligo si concentra sulla codifica identificativa del materiale. Puoi riportarla sulla confezione o nei documenti di accompagnamento, a seconda di cosa è più pratico per la tua logistica. Gli espositori e i cartoni di trasporto che arrivano al punto vendita rientrano spesso in questa casistica, ma conviene verificarlo caso per caso.
Per il B2C l'etichetta deve essere leggibile dal consumatore. Una scatola regalo, un astuccio cosmetico o un cofanetto per vino devono quindi riportare sia il codice materiale sia le indicazioni di conferimento. Gli espositori da banco che vengono smontati dal personale del negozio, invece, si collocano in una zona intermedia che va chiarita con chi gestisce la distribuzione.
Dove e come stampare l'etichetta ambientale
L'etichetta non deve per forza occupare una faccia principale. Il fondo della scatola, una falda interna o il lato secondario sono posizioni accettate, purché le informazioni siano visibili e leggibili. Conviene pianificarla fin dalla prima bozza grafica, quando lo spazio è ancora libero, invece di aggiungerla all'ultimo comprimendo testi e icone.
Sulle confezioni piccole lo spazio è un problema reale. In questi casi la normativa ammette l'uso di canali digitali, come un QR code che rimanda alle informazioni complete, mantenendo sulla confezione gli elementi essenziali. La stampa può essere realizzata in offset insieme alla grafica, in serigrafia su materiali particolari o, per tirature con varianti, su etichetta adesiva applicata in seguito.
- Prevedi l'area dell'etichetta già nel layout della fustella
- Usa un corpo del testo leggibile e un buon contrasto con lo sfondo
- Non posizionarla su pieghe, cordonature o zone che vengono incollate
- Su materiali scuri o goffrati verifica la leggibilità sul prototipo stampato
Il caso degli imballaggi multimateriale e di lusso
Le scatole rigide di fascia alta combinano spesso più materiali: cartone grigio, carta di rivestimento, tessuti, calamite, inserti in schiuma o velluto. Ogni componente separabile deve essere identificato, e il consumatore deve capire come disfarsene. Più materiali usi, più complessa diventa l'etichetta e meno riciclabile risulta la confezione.
Qui la progettazione fa la differenza. Sostituire un inserto in schiuma con uno in cartone sagomato, scegliere carte di rivestimento senza film o rendere facilmente asportabile un elemento non cellulosico semplifica l'etichettatura e migliora il profilo ambientale del packaging, senza rinunciare all'effetto premium.
Errori da evitare nell'etichetta ambientale
Gli errori più comuni non riguardano la mancanza dell'etichetta, ma la sua imprecisione. Un codice sbagliato o un'indicazione generica crea confusione al consumatore e può esporre l'azienda a contestazioni.
- Usare PAP 20 per un astuccio in cartoncino non ondulato, o viceversa
- Dimenticare componenti come finestre in film, nastri o inserti
- Inserire diciture ambientali generiche e non verificabili, come imballaggio green
- Riutilizzare l'etichetta di una vecchia confezione dopo aver cambiato materiale
- Collocare le informazioni in punti che vengono strappati all'apertura
Il supporto di Expo Project nella progettazione dell'etichetta
Quando sviluppiamo una scatola o un espositore, conosciamo con precisione materiali e componenti perché li progettiamo e li produciamo internamente. Questo ci permette di aiutarti a individuare il codice corretto per ciascun elemento e a riservare in fustella lo spazio giusto per le informazioni ambientali, già in fase CAD.
Possiamo inoltre proporti soluzioni che riducono il numero di materiali diversi, per un'etichetta più semplice e una confezione più facile da riciclare. Raccontaci il tuo progetto: prepariamo una proposta e un preventivo costruiti sulle tue esigenze di comunicazione e di conformità.
Domande frequenti
L'etichetta ambientale è obbligatoria anche per i cartoni da trasporto?
Sì, l'obbligo riguarda tutti gli imballaggi, compresi secondari e terziari. Per quelli destinati al solo circuito professionale è richiesta in particolare la codifica del materiale, che può essere riportata anche sui documenti di accompagnamento.
Posso usare solo un QR code al posto dell'etichetta stampata?
I canali digitali sono ammessi soprattutto quando lo spazio sulla confezione è ridotto. È comunque buona pratica mantenere sulla scatola le informazioni essenziali e usare il QR code per i dettagli, così il consumatore trova subito ciò che gli serve.
Che codice va usato per una scatola rigida rivestita in carta?
Dipende dalla struttura e dalla prevalenza dei materiali. Una scatola in cartone grigio rivestito di carta resta in genere un imballaggio in cartone non ondulato, mentre la presenza di strati non separabili di altri materiali può renderla un composito. La classificazione va fatta sulla composizione reale.
Chi è responsabile della correttezza dell'etichetta?
La responsabilità coinvolge produttori e utilizzatori dell'imballaggio. Nella pratica il brand che immette il prodotto sul mercato deve assicurarsi che le informazioni siano corrette, appoggiandosi al fornitore del packaging per i dati tecnici sui materiali.



